Sei nel mio spazio

E niente.
Sono innamorata.
Di un amore nuovo, di un prendersi cura, di un ascolto mai sentito finora.

Forse risulto noiosa.
Ma così è.
Ed è totalizzante, vivo, completo, magico.

Ci sei ogni giorno di più e non posso considerare nessuna mia azione senza pensare a te.

Sei dentro. Nel mio spazio. Ti allarghi.
Respiri. Ti nutri attraverso il mio corpo.

Metto da parte i miei organi per farti trovare abitabilità.
Metto da parte il mio senso estetico affinché tu ti sviluppi.
Metto da parte la mia comodità per farti stare comodo.
Metto da parte le mie ambizioni per essere a tua disposizione.
Archivio i miei abiti preferiti per vestirmi di noi.
Divento coraggiosa perché so che conti su di me.
Dico dei "no, non posso".
Scelgo te.

Alcune di queste cose non le avevo mai fatte, mentre tu mi stai dando l'opportunità di sperimentarle.

9 mesi sono lunghi.
Ma 9 mesi sono necessari.

In questo tempo così saggio datoci da Madre Natura, la sostanza Donna si trasforma completamente in prodotto Mamma.

È un processo irreversibile.
"...che non può essere riportato allo stato iniziale, né annullato".

Non si torna indietro, non più.





Con lo sport coaching... trovi il tuo swing


"Guarda come prova lo swing... sembra quasi che stia cercando qualcosa.
Poi lo trova, fa in modo di mettersi in contatto con se stesso... trova la concentrazione e ha tanti colpi tra cui scegliere un duf, un top, un scal, ma c'è soltanto un colpo che è in perfetta armonia con il campo, un colpo che è il suo, un colpo autentico e lui sceglierà proprio quel colpo.

C'è un colpo perfetto che cerca di raggiungere ciascuno di noi... non dobbiamo fare altro che toglierci dalla sua traiettoria, lasciare che lui scelga noi...
guardalo è nel Campo. 

Vedi quella bandiera?
È un bel drago da sconfiggere ma se lo guardi con occhi gentili, vedrai il punto in cui le maree e le stagioni e il roteare della terra, tutto si incontra e tutto ciò che è diventa uno, tu devi cercare quel posto con il tuo cuore.
Cercalo con le mani, non pensarci troppo, sentilo... le tue mani sono più saggie di quanto sarà mai la tua testa, ma non ti ci posso portare io... spero solo di poterti aiutare a trovare la via.
Ci sei solo tu, quella palla, quella bandiera e tutto ciò che sei.
Cercalo con le mani... lo stai guardando Juna non pensarci troppo... sentilo... sei solo tu... quella palla è il rifugio del tuo autentico swing, quella bandiera e tutto ciò che sei. "

La leggenda di Bagger Vance

Per sapere come lo sport coaching può aiutarti a trovare il tuo colpo perfetto scrivimi a g.momoli@ekis.it




Cosa distingue i veri campioni

È sempre facile essere concentrati e "pronti" alla sfida quando veniamo dati per perdenti, ma la vera arte del professionismo sta nell'eseguire una buona performance quando gli altri si aspettano che abbiamo successo: questo distingue i veri campioni.

Phil de Glanville



Intimità con il mio bambino

Questi momenti con te sono frequenti e sempre più intimi.
Poco dopo le 5, dopo l'ennesima pipì, sono sveglia.
È ancora buio.
Tutto tace nella stanza e fuori, i miei movimenti sono quanto più posso limitati per non creare disturbo....
Ho l'impulso a volermi distrarre: leggere libri o articoli, perdere tempo al telefono, farmi tornare il sonno con degli esercizi.
La mia mente corre veloce.
Avanti e indietro.
Ascolto i disagi che mi restituisce il corpo, immagino come sarà, immagino come sarai, immagino tutto quello che dovrei fare e non sto facendo e mi riempio la testa di così tanti buoni propositi che dormire diventa la cosa meno plausibile.

Poi ci pensi tu a riportarmi nel presente.
Un colpo, un sussulto, un soffio, una nuotata da qui a lì.

"Sei già sveglia mamma? Riposati..."

Metto una mano nella pancia così che tu possa sentire il mio calore, e ricordo di respirare insieme a te.
Mi rispondi, e mi fai sentire avvolta in un miracolo.

Ti dico che sto bene e che puoi continuare a dormire, se vuoi.
E mentre ti sento e mi affido alla grande saggezza della tua anima venuta da lontano, tutto è più calmo.
Ed è già mattino.



Arrendersi al pianto

Mi capita di arrendermi al pianto.
Ho imparato a concedermelo.
Anche se non ne sono arrivata ancora davvero in fondo, mi sento sulla strada giusta.
L'ho sempre più o meno fatto: ogni tot mesi si manifesta il motivo per sfogarsi e lasciar andare.
Una piccola ultima cosa che attiva il flusso completo.

A te succede?

Pesi, frustrazioni, ingiustizie, responsabilità, stanchezza. Tutto fuori.

Ora, in gravidanza, credo di aver conosciuto e sperimentato un nuovo livello di "disperazione femminile".
Piango.
Mi scendono lacrime velocissime. Incontrollabili.
E dopo pochi minuti in cui "tiro su con il naso" inizio a singhiozzare, a contorcermi, a lamentarmi.
Non credo sia solo una questione ormonale, ma sono certa che Madre Natura ci metta sapientemente davanti a tale esperienza.
In passato decidevo intenzionalmente di fermarmi perché avevo timore di scoprire dove sarei potuta arrivare... lì giù in basso... troppo.
Ma adesso mi spingo sempre un pochino oltre, fino a che il processo non si compie. Ora ho la percezione di perdere parte di quel controllo dal quale ho la tendenza a farmi dirigere.

È liberatorio.
È necessario.
È propedeutico.

Lascio che il pianto scorra, che mi invada, che mi tappi il naso tanto da non riuscire a respirare.
Ascolto dove si localizza la tensione nel mio corpo, dove ha origine, quale è la sua forma.
La accolgo.
Mi abbandono per sciogliere quel turbamento nel quale la mia anima si trova imprigionata.

Gianluca è lì: mi tiene, mi accarezza, respira con me, mi asciuga le lacrime, mi culla, mi sussurra "va tutto bene", è presente.
Lo fa in modo adorabile e pregno d'amore.

Ma io sono inconsolabile fino a che il processo non si esaurisce.
Come se accedessi ad un nuovo livello di profondità, ad un dolore non solo mio.
Come se dovessi sradicare un disagio antico trasmessomi dalle mie antenate, come se ri-vivessi la mia venuta al mondo.
Come se mi dovessi rinnovare e liberare per prepararmi a lasciarmi andare.
Fino ad attingere e conoscere tutta la mia forza.

Sembra l'eruzione di un vulcano con l'andamento della lava: si scatena, mi attraversa e poi scarica all'esterno.
Fa piazza pulita, brucia e trascina con sè le cose vecchie e nascoste che magari ho trattenuto per tanto tempo senza mai esprimere.

So che la mia creatura sente ogni sussulto, ogni gemito, ogni contrazione.
Ma non voglio nascondermi o tacermi.
Deve sapere che mamma sta lavorando con impegno per divenire la migliore versione di se stessa.

Lascio completamente le redini del comando alla mia divinità interiore, mi infilo nella porta che mi suggerisce... sono confusa, incredula, dolorante... fino a che in un attimo tutto diventa pace, silenzio, intuito, saggezza, quiete.

E incontro la soffice leggerezza.


Non c'è giudizio, solo perdono.
In me affiorano espansione, nutrimento e verità.


Il processo è compiuto e mi addormento serena, stretta in un abbraccio d'amore.

Non avere paura di perderti e di arrenderti alla forza enorme che ti abita.
Abbi fiducia nel tuo corpo e danza insieme alla Donna che è in te, lei sa sempre cosa fare.

"Le donne spalancano porte dove non ce ne sono, e le spalancano e le varcano verso una vita nuova."
C.Pinkola Estès



Auguri nonna!

84 anni di te, nonnina mia.

Con i tuoi modi a volte singolari di dimostrare amore, la tua pelle da bambina, le tue presenze/assenze, i tuoi sorrisi luminosi.
Con le tue preghiere, la tua devozione a Gesù e alla Madonna, la delicatezza delle tue abitudini e la forza di chi sa farsi rispettare.
Con il tuo profumo di buono, la sensibilità che ti fa commuovere quando racconti storie vissute e quel pizzico di magia da guaritrice che hai in dono.

Ti amo, buon compleanno





Sono qui con te

Una domenica mattina insieme.
Abbiamo passeggiato in silenzio, esplorato nuovi percorsi nel bosco, chiacchierato del più e del meno, respirato la musica della Natura, scattato delle nuove foto e pregato.
Lo sai che la convivenza con te diventa ogni giorno più affascinante?

Anche la scorsa notte, che ho dormito da sola dopo quasi 6 mesi, non ho avuto mai paura perché tu eri accanto a me.
Certo, papà ci è mancato dato che con lui stiamo da favola, ma devo ammettere che io e te siamo una combinazione niente male e che ce la caviamo piuttosto bene!
Solo i tuoni ci hanno intimoriti (noi due non amiamo i rumori forti), ma è bastata la musica del carillon accoccolati nel piumone a farci tranquillizzare.

Non solo sei competente piccolo Spirito, sei già saggio Maestro.
Continua a prepararti intensamente alla Vita che verrà. Io lo faccio con te.

La mamma guatemalteca "quando arriva al settimo mese è il momento che si deve porre in relazione con tutta la natura, come vuole la nostra cultura.
Uscirà per i campi, se ne andrà a camminare per i monti.
E così il bambino comincia ad affezionarsi alla natura.
La madre sbriga i suoi lavori, poi esce a camminare, in comunione con gli animali e con tutta la natura, ben consapevole che il bambino sta assorbendo tutto questo e inizia un dialogo costante con il figlio mentre è ancora nel suo ventre.
Se ne va per i campi e spiega ogni particolare al figlio.
In tutte le culture tradizionali, siano esse africane, asiatiche o americane, si ritiene che durante la gestazione la donna debba essere circondata di bellezza.
"Si insegna alla donna ad avere pensieri poetici ed essere felice" dice un indiano Pueblo.
E una mamma dello Sri Lanka così afferma: "Bisogna fare di tutto per essere felici. Se si è felici lo sarà anche il bambino."
Le donne del subcontinente indiano durante la gravidanza leggono testi sacri e si soffermano a osservare immagini di divinità.
Deve essere vietato assolutamente ogni contatto con la morte: è vietato partecipare a funerali, assistere all'uccisione di animali ma oggi anche ascoltare le notizie del telegiornale.
Silenzio e isolamento sono le regole della donna incinta.
Ella vaga in preghiera nella pace delle foreste o nel seno delle praterie solitarie."

Tratto da "Sono qui con te" di Elena Balsamo.



Conosci il tuo punto di svolta?

Facebook ogni giorno continua a ricordarmi episodi felici della mia carriera.
Come a dire:
"Tu sei anche questo, non dimenticarlo!"
Guardo queste foto e sorrido perché ognuna di loro apre un file di esperienze, condivisioni, gioia, percorsi tortuosi, conquiste, imprese.


Studio le immagini e tutte le persone coinvolte in queste avventure a cui sono infinitamente grata.
Tutte.
Mi piace ciò che provo mentre avvolgo con un abbraccio ogni singolo ricordo, perché c'è stato davvero tanto cuore in ogni mia decisione, c'è stato coraggio ad ogni bivio che mi sono ritrovata davanti.
Perché non sempre quella strada era già stata tracciata da qualcuno, ma andava esplorata, sperimentata, testata.

Poi ci sono state strategie.

E, no, non posso, ne voglio dimenticare.
Come potrei?
La vita sportiva che ho scelto mi ha plasmata nel profondo garantendomi insegnanti e insegnamenti preziosi.
È stato sempre facile?
Tutt'altro!
Alcune volte ho sbagliato e ne ho fatto esperienza, poi ho iniziato a gestire le mie svolte con più consapevolezza, grazie agli strumenti del mental coaching.

Puoi essere fiero della tua Vita, del tuo percorso, delle tue passioni.
E puoi volere di più.
Puoi voler studiare, comprendere, mettere in pratica.

Vieni a scoprire a questo workshop gratuito come riconoscere e avere risorse per affrontare il tuo nuovo punto di svolta.
http://www.ekis.it/turningpoint/gm



Fe-No-Me-Na-Le

Ti amo di quell'amore così vasto che non percepirne i confini mi fa tremare.
Ti amo di quel sentimento così esclusivo che mi rendo conto non essere mai stata in grado di donare a nessuno.
Anche se pensavo di saperlo fare, anche se credevo di conoscere l'Amore, ora so che nel mio passato ho fatto del mio meglio, ma che non era abbastanza. Mai prima di te.

Ti amo perché con te non ho bisogno di distruggere e ricominciare da capo, ma finalmente ho imparato a mantenere, a costruire, a rispettare le reciproche conquiste.
Ti amo perché con te riesco a stare ferma, invece di avere sempre un nuovo motivo per partire, per nascondermi, per accelerare la vita.
Ti amo perché fare l'amore con te è un'esperienza sempre nuova, così come lo è abbandonarmi alla tua venerazione.
Ti amo perché non ho paura a dichiararlo.
Pur sapendo che questo comporta ulteriori responsabilità, ulteriore coraggio, nuova coerenza.
Ti amo perché con te ho imparato a dormire viso contro viso senza vergognarmi che tu ti possa svegliare e guardarmi nella mia imperfezione.
Ti amo perché all'origine di questa vita che mi cresce dentro ci sei tu.
E io lo trovo incredibilmente giusto, completo, rivoluzionario

Fe-no-me-na-le.

"Tutto questo è una pazzia... voglio solo perdermi dentro di te e camminare dentro questo amore che è una linea di confine, voglio calpestarti il cuore vedere come va a finire..."






Acchiappa il tuo Sogno


Gli adolescenti e le famiglie stanno molto a cuore a noi coach di Ekis.

Amo lavorare con i giovani atleti e non, per tirare fuori il loro meglio e renderli consapevoli delle ricche risorse che hanno a disposizione.

Sono il fiore che germoglia e che sa profumare le nostre vite.

Qualche giorno fa mi ha scritto una meravigliosa giovane ragazza chiedendomi aiuto rispetto un'importante decisione che deve prendere: scegliere oppure no il suo Sogno e tutto quello che comporta.

"Ho bisogno di te perché sei l'unica che conosco che ha lasciato tutto per inseguire il suo sogno."
Ecco parte della mia risposta.

"... non posso dirti io cosa fare, perché la scelta giusta è già dentro il tuo cuore. Probabilmente è già segnata, va solo ascoltata e compresa.
Però posso dirti cosa ho vissuto io.
Io avevo un sogno: giocare in serie A, magari in Nazionale. 
Essere una professionista, insomma.
E stando dove ero, nel mio piccolo paese, non potevo raggiungerlo. Quindi mi sono attrezzata per far andare le cose in modo diverso.
Mi sono impegnata in quello che facevo e ho avuto la possibilità di fare un provino che mi ha lanciato verso nuove realtà.

Così sono partita. 
A 15 anni.
Mi cagavo sotto.
Mi sarebbero mancati mamma, papà e i miei due piccoli fratelli.
Mi sarebbero mancati la mia cameretta e i miei compagni di scuola.
Non ero pronta, né forte, né potevo immaginare ciò a cui sarei andata incontro. 

Ma conoscevo la sensazione che volevo provare. 
Era un fuoco che mi bruciava in petto, tanto forte da non poter essere ignorato.
E questo era più potente di ogni dubbio, timore, criticità.

Non c'erano alternative, non c'erano altre priorità, avevo due compiti da realizzare nella mia vita: andare bene a scuola ( altrimenti i miei mi avrebbero riportata a casa) e allenarmi forte per crescere e diventare brava.
No gite con la scuola, no compleanni, no feste, niente più amici d'infanzia (o meglio, li vedevo molto poco).
Ma tutto quello a cui rinunciavo era ok, perché la pallavolo veniva prima di tutto.
Amavo la mia squadra e mi concentravo su quella e imparavo ad amare le persone con cui venivo progressivamente in contatto, anche se sapevo che prima o poi la mia carriera me ne avrebbe fatto allontanare.

Così è stato.

Siamo partite in tante con lo stesso sogno, ma siamo arrivate in poche.
Chi ha preferito la carriera universitaria, chi ha mollato, chi ha scelto un lavoro sicuro, chi si è sposato, chi si era stancata di quel tipo di impegno.
Io no.
Io ero solo all'inizio del mio bellissimo viaggio.

E ho rischiato, raschiato il fondo delle volte.
Non è stato facile Sxxx.
Ho dovuto decidere, assumermi le responsabilità da giovane e anche ricominciare da capo svariate volte.

Ma, lo dico sempre, tornassi indietro rifarei tutto.

Perché ogni traguardo che mi sono conquistata è stato prezioso.
I libri che mi sono pagata con i miei primi stipendi, un cellulare grande quanto un telecomando, i miei primi vestiti, le pizze con la squadra, le rate dell'università...

Tutto aveva sapore di indipendenza, di forza, di determinazione. 
Tutto aveva il profumo di Sogno. 
Anche le ginocchiere puzzolenti.

E, sai, non c'è qualcuno che ti possa suggerire una scorciatoia da fuori. 
Che ti possa consigliare. 
Che ti possa impedire di realizzare quello per cui sei nata.

Se è così intensa la spinta che senti, seguila. Vai. Incontrala.
Fidati di te.
Potrai tornare indietro se non sarà come desideravi o potrai cambiare obiettivi lungo il percorso. Sarà ok.

Ma se non ci provi, se non imbocchi quella strada che ti fa vibrare e al contempo ti fa tanta paura, non potrai mai sapere quanto bello sarebbe potuto essere."

Se vuoi conoscere i progetti studiati ad hoc per gli adolescenti, scrivimi a g.momoli@ekis.it



A testa bassa: storia di una medaglia non preannunciata

Vi racconto la storia di una medaglia non preannunciata.
Perché se è vero che si va sempre in gara con un obiettivo di risultato chiaro in mente, è vero anche che non tutte le volte durante la preparazione le circostanze ci supportano.

Gli allenamenti per questo mondiale iniziano con uno scossone: in squadra vengono inserite 4 nuove giovani atlete, prestate per questo progetto da Ariskate Verona.
La decisione dello staff, che ha l'evidente obiettivo di rinforzare il team, muove gli animi: queste atlete sono molto brave, sono umili (si rivelano da subito pazzesche per tecnica e predisposizione) e hanno voglia di fare bene, ma la squadra che quest'anno ha presentato il seducente numero "Del Bolero!" in Italia e in Europa teme che si rompano degli equilibri che hanno richiesto mesi per essere affinati.

Abbiamo poco tempo, un mese, il numero va rivisto e perfezionato prima di presentarlo ai Roller Games, e va integrato con questi nuovi elementi, 4 campionesse che nella loro disciplina hanno vinto tutto e non hanno ancora avuto esperienza di sincronizzato.

La squadra si mette al lavoro, sembrano collaborative, si aiutano l'una con l'altra.


Ma quali sono i veri sentimenti che hanno nel cuore?
I primi che mi giungono sono di preoccupazione, di incertezza, sfiducia, timore; alcune ragazze sono deluse perché non desiderano esclusioni, altre propositive e vedono l'opportunità nascosta in questa sfida.
Il team non è unito e ci si contagia a vicenda.
Ogni occasione è buona per ribadire che siamo in ritardo e che le cose non girano.

Tutte si rendono conto dell'importanza oggettiva di fare questo salto per la qualità e la pulizia del numero, ma lo comprendono solo mentalmente e non di pancia perché le loro emozioni vogliono proteggere la squadra che a fatica e con successo si era rialzata dalla batosta dello scorso mondiale vincendo il titolo italiano e l'argento europeo.

Giovanna Galuppo, l'allenatrice, assistita dallo splendido Daniel Morandin (campione del mondo e coreografo del Precision Team Albinea) e supportata dal presidente Gianluca Silingardi, si è presa un grande rischio. 
E' una grande responsabilità rimettere mano ad una squadra così affiatata, unita e vincente, ma se vogliamo puntare ad una medaglia importante a livello mondiale dobbiamo necessariamente cambiare. Dobbiamo alzare l'asticella.
E l'unico modo per farlo è rimescolare le carte.

"Squadra che vince si cambia", sostiene Livio Sgarbi, e questo si fa.

Perché ci serve un gradino in più, perché queste ragazze devono lavorare ancora sotto pressione, perché per fare dei definitivi passi in avanti devi farne necessariamente qualcuno indietro.
Anche se ti costa fatica, anche se non lo capisci subito, anche se è doloroso.

Queste atlete si allenano duramente ad Albinea per tutto il mese di agosto, anche più volte al giorno, all'aperto, con temperature che hanno toccato i 42 gradi perché era necessario abituarsi al clima caldo e umido cinese.
Non sono delle professioniste, ma si comportano come tali: rinunciano alle ferie, lavorano per guadagnarsi l'onerosa trasferta, presenziano ad ogni allenamento mettendo tutto il resto in secondo piano.


Durante questo periodo in cui le supporto come mental coach con incontri dal vivo e non, ricevo chiamate, messaggi, richieste d'aiuto.
Sono consapevoli che stanno lavorando sodo, ma la squadra è preoccupata: "c'è confusione, le cose non vengono, abbiamo poco tempo, Giovanna sembra nervosa, ci richiede tantissimo..."

Il mio ruolo? 
Fare chiarezza, allineare gli intenti, rompere le incertezze, allentare le tensioni, comprendere i loro sfoghi, ristabilire una routine di preparazione all'allenamento, focalizzarle sulle cose importanti, contribuire a costruire una squadra, dare loro fiducia, aiutarle a vedere oltre il momento presente, a lavoro compiuto. 
Ed essere di supporto all'allenatrice.

Dopo ferragosto il cambio di ritmo.
Queste sono atlete allenate fisicamente e mentalmente a cambiare approccio in maniera rapida.
Sono delle fuoriclasse di flessibilità, lo hanno imparato e integrato soprattutto in questi ultimi anni.

Nonostante chi finisce al pronto soccorso, e chi si taglia il mento, ora i ruoli sono più definiti e il numero viene provato per intero.
Ancora ci sono dei gap da colmare, ma le cose vanno meglio.


Fino a che Giulia, la veterana del gruppo, il capitano, non subisce una bruttissima caduta rompendosi due costole e fratturandosi una vertebra.
Altro terremoto in squadra che altera la struttura.
Non ci voleva.

Di nuovo le certezze costruite vanno ritoccate, qualcuno deve pattinare nel suo ruolo.
La squadra si unisce intorno a Giulia e al suo difficile momento, non la lascia sola un secondo, e al contempo stringe le maglie.
Come se dall'ennesima prova non ci fosse altra soluzione che guardarsi negli occhi e dirsi "Noi siamo tutto ciò che abbiamo."

La stanchezza arriva a picchi mai toccati, gli ultimi allenamenti in Italia sono un mezzo pasticcio, ma la consapevolezza delle ragazze è cambiata: si può fare, vogliamo vivere questa esperienza (per alcune forse l'ultima in carriera) al massimo.

Si parte per la Cina, gli ultimi allenamenti in loco servono ad affinare il numero, a riposare e a prepararsi per il grande evento: Nanjing 2017 World Roller Championship, ci siamo!

Nel frattempo succedono altri piccoli inconvenienti, piccoli disagi fisici, fino ad arrivare al giorno prima della prova in Cina in cui Batti, un'altra titolare, si fa male alla caviglia e per certo non potrà disputare la gara.

La storia finisce con volti bellissimi e sorridenti e un prestigioso argento mondiale portato al collo con orgoglio.

Cosa c'è tra la fatica di ogni allenamento e la gioia per un risultato così importante?

  • Una grande squadra che è riuscita a riconoscersi, compattarsi, amarsi e rispettarsi in tempi record.
  • Una grande allenatrice che nonostante le notti in bianco ha studiato, sperimentato e poi giocato con coraggio tutte le carte che aveva a disposizione per creare la migliore formazione possibile.
  • L'atteggiamento vincente, allenato, di ragazze che credono, si affidano, si stringono le mani con forza, hanno il fuoco negli occhi e un grande desiderio di vittoria.

Hanno anche paura? Certo! 
A volte tremano nei secondi prima di entrare in pista.
Ma al momento giusto respirano all'unisono, spiegano le loro eleganti ali e fanno ciò che hanno imparato: volare.

Per scrivere il loro nome nella storia. 



Il mio bimbo dentro

Tu, con me.

A darmi forza, supporto, prudenza, energia, protezione, nuove intuizioni.

Tu che mi fai sembrare più bella agli occhi di chi mi ama, più luminosa tutta intorno, più morbida e sacra.

Tu che sei la strada della gentilezza, dei sorrisi, delle carezze e dei baci sulla pancia.
Tu che mi rendi "due", che mi fai divenire piena portatrice di vita e autentica saggezza.

Tu che mi imponi di stare nella natura, circondata solo di cose belle, così da essere nutrito attraverso i miei occhi.

Tu che ti palesi alle mie maestre spirituali e lasci loro un commovente messaggio per me. "Abbi fiducia, ce la fai, ti aiuto io".

Tu, canale privilegiato con il divino, con il miracolo che si ripete, con l'evoluzione che prosegue l'incessante cammino.

Tu, che ti fai spazio nel mio corpo, che allarghi i pensieri, le forme, le consapevolezze, la mia creatività.

Tu, che quando papà ti parla e ti accarezza fai già i salti di gioia. Innamorato/a.

Che tu sia libero di essere maschio o femmina, che tu sia libero di aiutarci a darti il nome che ti rappresenta, che tu sia libero di vivere il cammino che ti serve.

Grazie di avere scelto noi, che accogliamo la tua magia, la tua anima, i tuoi progetti.





Coach al Vitality

Con il cuore colmo di gratitudine dico "GRAZIE" al miglior primo team di cui sono stata Coach al Vitality Coaching che potesse capitarmi.

Un'esperienza straordinaria, un compleanno perfetto, sfide affrontate con coraggio, un Team duro come il marmo ma dal Cuore enorme e il supporto di amici e colleghi che hanno trattato la creatura dentro la mia pancia come il gioiello più prezioso del mondo.

Grazie.
Il mio lavoro è davvero tanta, tanta roba!





ll mio compleanno!

Adoro il giorno del mio compleanno, il giorno in cui si celebra la Vita!
La mia Vita.

Adoro il fatto di avere una creatura che ha scelto il mio grembo per crescere, a condividerlo insieme a me. Così da vicino.

Adoro il fatto che per anni ho passato questo giorno su un campo da beach per la settimana scudetto e negli ultimi anni sono in aula ad un corso speciale, il Vitality Coaching, con centinaia di persone ed amici e colleghi fantastici.
Vivere il proprio compleanno facendo ciò che ami non ha prezzo!

Adoro il fatto che tu, amore mio, abbia sempre la migliore sensibilità ed attenzione per me e per le cose che ritengo davvero preziose della mia vita.

Sono orgogliosa di questi 36 anni.

Grazie mamma per avermi portata alla Luce con dolore e immenso amore.



L'amico resta perchè è felice con te

Ho sempre pensato che la "misura"(se di misura ci concediamo di parlare) di un'amicizia si determinasse e quasi congelasse, in attimi cruciali.
Condivisioni di gioie, dolori, confidenze, presenza, esperienze, vacanze, crescita, quotidianità.

È diffuso credere che un "vero amico" sia colui che ti sa stare accanto nei momenti difficili.
Ma su questo non sono completamente d'accordo.

Siamo naturalmente portati ad essere comprensivi, compassionevoli, generosi, e attenti quando qualcuno a cui vogliamo bene è in crisi o soffre.
Siamo i primi a supportare, sostenere, pregare, incitare.
Lo sappiamo fare.
È insito nella natura umana.

Invece esserci nei momenti davvero gioiosi di quella stessa persona non é né facile, né scontato.
Benedire i suoi successi con onestà, ed essere intimamente dalla sua parte.
Felici.
Orgogliosi.

È in queste occasioni che puoi vedere da vicino dentro il cuore delle persone che ti circondano: quando stai bene, quando hai tutto quello che hai sempre desiderato.
E l'amico resta perché è felice con te.



Il mio corpo di donna

Ho ancora del cammino da fare come Donna verso la profonda accettazione di me stessa, e questa gravidanza mi sta dando l'occasione di riflettere e lavorare intimamente su svariati frammenti del mio essere.
È come se Madre Natura, da incredibile Coach, mi offrisse l'opportunità di mettermi di fronte a dei blocchi per conoscermi ad uno stadio insolito, per sciogliere i nodi, mutare ancora, e prepararmi a quello che verrà.

Parliamo di corpo
Di questo strumento portentoso che per anni mi ha supportata e sopportata nel mio lavoro di atleta e nella mia esistenza umana.
Di questo complesso e ingegnoso sistema di perfezione ed eccellenza che instancabile mi ha fornito tutto ciò di cui avevo e ho bisogno.

Eppure, nonostante io mi sia sempre presa cura di lui ascoltandolo, allenandomi, mangiando bene, non prendendo medicine, sento che nei suoi confronti non sono mai stata sufficientemente serena
Nè rispettosa.
Nè grata come avrei dovuto.

Ciò che vedevo riflesso allo specchio, o ritratto in una fotografia difficilmente mi appagava perché non ha mai rispettato i miei canoni di bellezza e di armonia.
Mi sono sempre sentita inadeguata, fin da quando ero bambina.

Vedevo le altre così diverse, così belle, così pronte per essere libere e amate nel mondo. 
Io mi sentivo a disagio.
Non ero abbastanza.
Lo vedevo io, lo vedevo nel confronto con gli altri, lo ascoltavo dai commenti di chi ignaro e inconsapevole con le piccole lame taglienti delle sue superficiali opinioni incideva la mia pelle nel profondo.

Così, negli anni, ho imparato a rivolgere a me stessa giudizi severi e svilenti.
I seni troppo piccoli, i fianchi troppo larghi, un sedere odioso, un viso che non riesce a trasmettere quello che ho dentro e decine di altri difetti che mi sembravano enormi chiazze d'olio su un candido foglio.

Ed eccoci ad oggi, entrata nel sesto mese di gravidanza.
Un momento delicato, sensibile, vulnerabile. Dove non ho più paura di dire quello che penso.

Fatico ad amare questo mio corpo che cambia.

Amo già smisuratamente la vita che cresce nel mio grembo, sono consapevole del Dono che mi attraversa e il mio bimbo sa che la questione è della sua mamma e non riguarda lui, glielo ho voluto spiegare bene.

Nonostante io mi senta sacra, nonostante io sappia che la Natura si muove sempre con divina intelligenza, nonostante io mi stia preparando per accogliere, ammorbidirmi, servire e nutrire, a volte devo farmi forza per accettare ciò che è così diverso dalla mia condizione originaria.

O ideale dovrei dire.

Sí perché la cosa ridicola e che spinge la mia riflessione attuale è che comunque il mio corpo non mi piaceva!
Nemmeno quando giocavo ed ero in formissima!
Nemmeno quando mi allenavo 5 ore al giorno!
Guardo oggi le mie foto e noto tantissime differenze: vedo un fisico atletico, magro, sano e mi chiedo "come è possibile che tu qui non ti piacessi, non ti sentissi bene con il tuo corpo, ti criticassi aspramente? È assurdo!"
Eppure era così.

Allora mi rendo conto di quanto il processo sia nella nostra testa
Di quanto la nostra percezione sia fragile, scostante, a tratti ingannevole, lunatica.
Delle volte noi Donne siamo davvero ingiuste.
Implacabili arbitri di noi stesse. 

E mentre cammino nel mistero e nel miracolo della gravidanza, non mi resta che chiedere perdono a questo corpo e promettergli piú pensieri d'amore, più carezze, più sorrisi di intima complicità.

Per ogni futura volta che vedrò nascere in me una nuova smagliatura, le gambe gonfie, una macchia sul viso, un chilo in più, la ritenzione idrica, gli occhi stanchi, i lineamenti che cambiano, io reciterò guardandomi allo specchio: 
"Mi dispiace, Perdonami, Grazie, Ti amo."

Una frase che ringrazia il suo esistere così come è, prezioso, e che esprime sincera gratitudine, pentimento, amore e gentilezza.


"Che cosa succede se io bacio tutti i luoghi del tuo corpo che ti hanno insegnato ad odiare?
Cosa succede se poso le mani su di te e le lascio così, abbastanza a lungo finchè il mio calore aderisce al tuo e tu dimentichi che fra la mia pelle e la tua c’è spazio?
Che cosa succede se mi piace tutto ciò che ti hanno detto di detestare e passo le mie giornate a sporcare il tuo cervello ben lavato?
Che succede se ti mostro nuove immagini di te stessa che hai accuratamente evitato di vedere allo specchio?
E se ti dicessi che tutto quello che dicono è sbagliato e iniziassi a riempire le tue orecchie con parole vere in una lingua che conosci ma hai smesso di parlare?
Che cosa succede se pianto nuovi fiori nei luoghi ispidi dentro di te e ti insegno i loro nomi e le stagioni della loro fioritura?
Che cosa succede se ti chiedo di non reciderli e permettere che invadano le tue vie e decorino tutta la tua vita?
Succede che non ti permetto di dimenticare mai che non sei altro che bellezza."

Tyler Knott Gregson


Il sorriso della Donna che sa

Quando una donna mi guarda la pancia, scopro un sorriso nascerle sul volto.
Un sorriso che esprime un mix di solidarietà, affetto e nostalgia, verso una creatura che si prepara a venire al mondo, verso una donna che si prepara a divenire Madre.
Quel sorriso esprime il nostro potere creativo che si risveglia proprio di chi dona, nutre e cura.

Come se indipendentemente dall'essere mamme o meno le Donne conoscessero,
un po' streghe e un po' fate, l'universo che la mia rotondità racchiude.

E tutte insieme, in un meraviglioso girotondo siamo ancora al servizio della vita.




L'allenatore


L'allenatore è una persona, e in quanto persona non può essere perfetto.
Ma prende continuamente decisioni affinché il suo team esprima il massimo del potenziale.
Spesso non ci dorme la notte per trovare soluzioni, per risolvere imprevisti, per pensare a come poter fare, e lavora ore e ore al giorno, anche più dei suoi atleti, per incastrare ogni pezzetto del puzzle al suo posto e assicurarsi che ogni cosa si svolga in maniera proficua.
E lo fa pur sapendo che non potrà mai mettere d'accordo tutti!

L'allenatore si confronta con il suo staff, spesso anche con i suoi giocatori, ma poi è consapevole che essendo il leader, l'ultima parola spetta a lui. Quindi si assume la responsabilità, non cerca alibi, non cerca colpevoli in campo o fuori, ma educa i suoi giocatori all'autonomia, alla mentalità vincente, al lavoro duro.

Spesso è antipatico, severo, nervoso, ai limiti dell'incomprensibile.
Ma è il tuo allenatore e sappi che anche in quei momenti sta facendo del suo meglio.
Forse sta cercando una reazione, forse rompe un equilibrio per crearne uno di più forte, forse ti abitua alla pressione a cui il tuo avversario ti sottoporrà in gara, forse ti sta spingendo oltre quelli che tu consideravi dei limiti.

E fa male. A volte lo vorresti strozzare perché già tutto ti sembra complicato e hai una quantità pazzesca di cose da dover gestire... perché ci si mette anche lui?!

Perché lui è lì per questo.
Ti allena. Ti sfida. Il suo compito è quello di portarti ad un livello superiore.
Tecnico, Fisico, Mentale.

L'allenatore ha necessariamente un disegno più completo di quello del singolo atleta e vuole il bene della squadra. 
Lavorerà sempre per ottenere il miglior risultato possibile.
Anche perché il culo è il suo.

Il tuo allenatore è una persona. Ricordatelo.
Il tuo allenatore, che tu ci creda o no sta dalla tua parte: esulta con te e piange con te. Magari di nascosto.
E sono certa che quando ti confronti con lui porti a casa sempre una lezione e un punto di vista che non avevi considerato.

Conviene fidarsi davvero, prendere il massimo che ti può dare e concentrarti solo a mettere grande intensità in ogni allenamento e gara.


Il coaching NON funziona!

Sai cosa ti dico?
Il coaching non funziona!

Ho iniziato il mio percorso come mental coach 5 anni fa, e forse la vita mi preparava già da molto prima per diventare questo tipo di professionista.
Per cui lo grido a gran voce: il coaching non funziona!

O meglio. Non funziona da solo. Nemmeno se hai al tuo fianco il mental coach più incredibile del pianeta!

Il mental coach che ti supporta, ti da strumenti, risorse, strategie, ... non basta.
Il vero grande lavoro lo fa il coachee che prende gli insegnamenti, gli spunti, le tecniche e le sperimenta nel suo campo d'azione ogni giorno.
Che studia e fa sua ogni frase che lo colpisce, ogni prospettiva, ogni nuovo e utile punto di vista.
Che ascolta e riascolta gli audio affinché diventino il pane quotidiano dei suoi ragionamenti.
Che prende del tempo e lo dedica alla profonda conoscenza di se stesso e alla pratica del coaching.

Esattamente come ha fatto Massimo, brillante pilota di aerei che mi ha contattata con l'obiettivo/sogno di superare l'esame (assessment) per diventare Capitano.

Massimo è felicissimo del lavoro che abbiamo fatto in questi mesi:
"Più passano i giorni e più mi rendo conto di quanto sia stato essenziale il lavoro fatto insieme.
Mi hai aiutato a formare la squadra che ha portato al conseguimento dell'obiettivo.
Non ho mai avuto dubbi su quanto fossi speciale.
Sei un esempio eccellente.
Grazie Giù".

Massimo ha raggiunto l'obiettivo perché ha studiato, ha applicato, ha messo in pratica e sperimentato i miei suggerimenti senza mollare mai.
Quotidianamente, con metodo, fiducia e determinazione.

Ci sono stati momenti difficili?
Momenti in cui l'emozione era alle stelle per questa prova così impegnativa?
Certo, eccome.
E li abbiamo vissuti, conosciuti, sfidati e affrontati.

Massimo ha superato l'esame con un punteggio ben oltre quello che ci siamo posti come tetto.
E io sono tremendamente orgogliosa di lui.

Questo è il genere di coachee che rende ancora più appassionata la mia missione.
Queste sono le persone che determinano ogni giorno, un mondo migliore.
Il coaching non funziona da solo.
Sono le persone che scelgono di farlo funzionare, sporcandosene le mani.
E creando vere e proprie magie nella loro vita.

Bravo Massimo Ciardi!